39

VAL D'ORCIA

icona patrimonio sito UNESCO
PAESAGGIO CULTURALE
DOSSIER UNESCO: 1026
CITTÀ DI ASSEGNAZIONE: SUZHOU, CINA
ANNO DI ASSEGNAZIONE: 2004
MOTIVAZIONE: La Val d’Orcia è un notevole esempio di riscrittura del paesaggio culturale in chiave rinascimentale, caratterizzato da dolci colline, valli, borghi medievali, vigneti e uliveti. Questa composizione armoniosa riflette l’interazione tra l’attività umana e il paesaggio naturale nel corso dei secoli, in una regione plasmata dall’agricoltura tradizionale, con i caratteristici cipressi, ville, casolari e campi coltivati che compongono un ambiente rurale unico.

“Le lucertole correvano sui mattoni dell’aia, arrotondati
da decenni di sole e di pioggia. A una ventina di passi
dalla cascina c’era un fienile mezzo diroccato. Subito
dietro cominciava un grande oliveto leggermente in
discesa, che passava come un fiume in mezzo a vigneti
e boschi. Dalla parte opposta, a poche decine di metri
dalla casa, una pineta saliva verso la cima della collina.
La vista era magnifica. Qua e là sui crinali si vedevano
ville, piccoli borghi, chiesette e castelli.”

Nero di luna, Marco Vichi

Nel Palazzo Pubblico di Siena c’è un ciclo di affreschi di Ambrogio Lorenzetti databile alla prima metà del Trecento. Uno di questi descrive visivamente gli effetti del buon governo: dalle mura di una città parte una strada lastricata che si inoltra in una terra ammorbidita da dolci colline, dove, tra borghi e castelli, i nobili cacciano e i contadini sono intenti nelle loro attività. Il panorama è ispirato alla Val d’Orcia, che dalle porte di Siena comprende i comuni di Castiglione d’Orcia, Montalcino, Pienza, Radicofani e San Quirico d’Orcia: una straordinaria fusione di bellezza naturale e intervento umano, tra colline ondulate, pittoreschi borghi medievali, viali di cipressi, vigneti e uliveti, testimonianza di un paesaggio culturale che si è evoluto attraverso i secoli, mantenendo una precisa identità.

I tanti luoghi iconici della Val d’Orcia hanno fatto da quinta scenografica al cinema nazionale e internazionale: la campagna di Pienza e San Quirico d’Orcia per Il gladiatore, Sant’Anna di Camprena per Il paziente inglese, Palazzo Piccolomini di Pienza e l’Abbazia di Sant’Antimo per Romeo e Giulietta e Fratello sole, sorella luna di Zeffirelli.

DA NON PERDERE

“Quello che s’era trovato […], gli permetteva di godersi, seduto al volante, la vista dei campi di grano carezzati dal vento, lo scorrere del fiume e, quando veniva il freddo, il cielo nitido, sferzato dalla tramontana, e le colline che si stagliavano innevate all’orizzonte. Nella bella stagione poteva fermarsi a riposare sotto un albero o, seguendo le indicazioni dei cartelli, sedersi sull’erba, nei pressi delle tombe degli etruschi.”

La descrizione che Anna Luisa Pignatelli fa dei paesaggi toscani ne Il campo di Gosto rende bene l’idea dell’attitudine con cui goderseli: la lentezza.
Google Maps
Cominciate di buon’ora da
1
Castiglione d’Orcia. Partite da Piazza il Vecchietta, il cuore del paese, che come spesso accade in Toscana ha un pozzo in travertino al centro. Qui affacciano begli edifici medievali, come il Palazzo Comunale, e se fate quattro passi potete visitare le chiese di Santa Maria Maddalena, romanica, e quella dei Santi Stefano e Degna, rinascimentale. Bastano poi pochi minuti per raggiungere
2
Bagno Vignoni, un borgo insolito, le cui acque termali sono conosciute fin da quando in zona si parlava etrusco. Domina il centro storico la Piazza delle Sorgenti, una stravagante piazza composta da una grande vasca di 49 m per 29, su cui affacciano il loggiato di Santa Caterina, cinquecentesco, e la Chiesa di San Giovanni Battista. Molto suggestivo il Parco Naturale dei Mulini, dove le acque della sorgente confluiscono verso il fiume Orcia. Scendendo a piedi, vedrete i quattro mulini medievali scavati nella roccia e arriverete alla grande pozza naturale delle antiche Terme Romane. Sarà poi il momento della bella
3
San Quirico d’Orcia: da soli, gli Horti Leonini meritano la sosta. Sono infatti un piacevole giardino all’italiana, progettato da Diomede Leoni (amico di Michelangelo) nel 1585. Gironzolate tra la trama di siepi a raggiera e godetevi la quiete e le tante statue. Da lì riconoscerete la cupola della Collegiata dei Santi Quirico e Giuditta, edificata tra il XII e il XIII secolo. Il portale è strepitoso: un protiro poggiato su colonne sorrette da due leoni e un architrave con due animali mostruosi in lotta. Infine, cercate la
4
Cappella della Madonna di Vitaleta, uno dei luoghi più iconici della Val d’Orcia: è una chiesetta sorta in mezzo al nulla, alla fine del Cinquecento. Per raggiungerla, prendete lo sterrato che si stacca dalla SR146, la strada che collega Pienza a San Quirico d’Orcia, parcheggiate dove riuscite e proseguite a piedi seguendo le indicazioni.

“Il fuoco d’artifizio del maltempo /
sarà murmure d’arnie a tarda sera.
/ La stanza ha travature / tarlate
ed un sentore di meloni / penetra
dall’assito. Le fumate / morbide
che risalgono la valle / d’elfi e di
funghi fino al cono diafano / della
cima m’intorbidano i vetri, / e ti
scrivo da qui, da questo tavolo /
remoto, dalla cellula di miele /
di una sfera lanciata nello spazio
/ e le gabbie coperte, il focolare /
dove i marroni esplodono, le vene
/ di salnitro e di muffa sono il
quadro / dove tra poco romperai.
La vita / che t’affabula è ancora
troppo breve / se ti contiene!
Schiude la tua icona / il fondo
luminoso. Fuori piove.”

Notizie dall’Amiata, in Le occasioni, Eugenio Montale

Un paesaggio silenzioso, autunnale e vaporoso, che suscita una religiosità ancestrale, emerge dai versi che Montale scrive durante un soggiorno sul Monte Amiata, al confine meridionale della Val d’Orcia. Con le sue fitte faggete e i prati, i boschi carichi di funghi e castagne e i rari insediamenti umani, il monte sembra in netta discontinuità con le arcadiche distese collinari che lo circondano. Chi ha avuto la fortuna di conquistare la vetta in una giornata limpida (cosa rara sul Monte Amiata, la cui punta è spesso tra le nuvole), dice che da quassù si vedono il mare, le isole dell’Arcipelago Toscano e persino Roma.

Ascolta i podcast

I siti italiani Patrimonio UNESCO si raccontano attraverso le parole di grandi scrittori che ne hanno celebrato la storia e la bellezza

Ascolta tutti gli episodi

PER I PIÙ GIOVANI

“AL PODERE, CIRCONDATO DA LECCI, S’ARRIVAVA PASSANDO SU UNA STRADA STERRATA COSTEGGIATA DA CESPUGLI DI MORE, SUL CUI CIGLIO, POCO PRIMA DI GIUNGERE ALLA CASA, SVETTAVA UN CIPRESSO GRANDE, CONICO, PERFETTO [...]. ALLA SCOMPARSA DEL SOLE DIETRO LE COLLINE, ‘IL CIPRESSONE’, COME VENIVA CHIAMATO, SI FACEVA DI UN NERO CUPO TENDENTE AL BLU, PER FONDERSI GRADUALMENTE CON LA NOTTE.”
attività per bambini del sito UNESCO nr. 39
Il cipresso descritto da Marta, la protagonista di Foschia di Anna Luisa Pignatelli, sembra l’archetipo di tutti i cipressi della Val d’Orcia. Una delle attività preferite di chi visita la valle è percorrere i dolci pendii alla ricerca dei panorami più iconici, che hanno anche fatto da scenografia a scene di famosissimi film. Ecco un itinerario che vi farà toccare le location più gettonate. Cominciate dalla strada che da Torrenieri porta a San Quirico d’Orcia, la SR2: da qui, l’
1
anello di cipressi si raggiunge dopo un piccolo sentiero sterrato. Superata San Quirico, puntate al
2
Podere Belvedere per avere altri scorci sulla Val d’Orcia lungo la via. Continuando verso Pienza, potrete raggiungere il luogo in cui è stata girata la scena del film di Ridley Scott del 2000 Il gladiatore, quella in cui Massimo Decimo Meridio cammina nei
3
Campi Elisi; la riconoscerete sulla strada che porta all’Agriturismo Terrapille, a nord-est di San Quirico. Per raggiungere la fotografatissima
4
strada a zigzag, prendete invece la SS88 in direzione Montichiello. Se raggiungete l’Agriturismo Baccoleno, dopo aver parcheggiato c’è da proseguire in un campo, dopodiché avrete uno scorcio soprelevato sulla striscia di asfalto bordata di cipressi. Lasciate Montichiello verso sud-ovest per una pausa verde un po’ differente: quella alla
5
Quercia delle Checche. In Toscana, la ‘cecca’, o ‘checca’, è la gazza, ed è a questo uccello che è intitolato l’enorme albero lungo la SP53 che da Bagno Vignoni porta a Radicofani. È una quercia (Quercus patraea) messa a dimora nel 1760 e ancora viva e vegeta. I 19 m di altezza, uniti a una chioma di 34 m di diametro, le sono valsi l’appellativo di Monumento Verde, il primo in Italia. Andate a portarle un saluto, assaggiando l’ombra e la spiritualità che emana, e concedetevi una pausa mistica. Per concludere, dedicate l’ultima sosta a uno degli scorci più gettonati della zona: il
6
doppio filare di cipressi all’ingresso dell’Agriturismo Poggio Covili a Castiglione d’Orcia. Lo troverete sulla Via Cassia (SR2), a sud-est di Bagno Vignoni.
sito UNESCO nr. 39 in Italia
CONSIGLI DI LETTURA

Suggerimenti di lettura per sognare la Val D’Orcia.

  • Nero di luna, Marco Vichi (2007). Ambientato tra il Chianti e le colline senesi, questo bel noir è anche una ghost story che narra le vicende di Emilio Bettazzi, scrittore fiorentino che affitta una casa di campagna, convinto di usarla per scriverci un romanzo. Ma gli succederà di tutto, comprese strane visioni notturne e incursioni in misteriose ville.
  • Il sangue di Montalcino, Giovanni Negri (2010). Giallo ambientato nel mondo della viticultura che inizia con l’omicidio di un enologo nell’Abbazia di Sant’Antimo. A indagare sarà il commissario Cosulich, che svelerà un intrigo al sapore di vino, sacrilegi e verità da scoprire.
  • Il poggio dei cipressi, Daniele Lotti (2016). Ledo Antinelli, un uomo di mezza età, affronta la perdita del padre a causa di una lunga malattia. Successivamente, eredita una considerevole tenuta nei pressi di Montepulciano, che decide di mettere in vendita, ignorando che in realtà non apparteneva al padre, ma era solo intestata a lui come prestanome. La compravendita viene conclusa con una facoltosa signora americana, scatenando una serie di eventi misteriosi e sconcertanti.
  • Foschia, Anna Luisa Pignatelli (2019). In questo romanzo familiare dai toni severi, che ha reso la penna di Pignatelli celebre al grande pubblico, la foschia è quella che permea le campagne toscane, dove Marta rivive il rapporto conflittuale con il padre Lapo.
  • La ragazza nel giardino degli ulivi, Dinah Jefferies (2020). Romanzo ambientato nella San Gimignano del 1944. La protagonista è la contessa Sofia de’ Corsi, che vive nella lussureggiante campagna toscana, contemplando dalla finestra l’ampio panorama della Val d’Orcia. All’arrivo dei nazisti, la sua vita si incrocerà con quella di Maxine, una reporter giunta in zona per documentare la guerra.
  • Il campo di Gosto, Anna Luisa Pignatelli (2023). Il romanzo racconta la storia di Agostino, detto Gosto, divorziato, con una figlia che pensa solo ai soldi e circondato da gente malvagia. Le vicende alternano descrizioni dei meravigliosi paesaggi della Val d’Orcia alle ombre interiori che vivono nei personaggi.
  • Notti in Val d’Orcia, Dario Pasquali (2023). Nel suggestivo scenario della Val d’Orcia, l’arrivo dell’ingegner Andrea Solo, abile dirigente di una potente multinazionale farmaceutica, e di Beatrice Lucci, determinata donna con ambizioni di successo economico e sociale, segna l’inizio di una serie di efferati omicidi che si susseguono implacabili.

Per ragazzi:

  • Scoprire la Val d’Orcia. Storie di Santi, Re e Briganti, Chiara Cipolla (2011). Questo libro è una chiave d’accesso allo scrigno di storia e di storie dei cinque comuni che compongono la Val d’Orcia, tra papi e imperatori, santi e briganti, da scoprire con la fida compagnia del pellegrino Orcino.
mockup libro patrimonio sito UNESCO

Scarica il libro digitale e scopri i 60 siti UNESCO italiani attraverso le parole di grandi autori della letteratura italiana e straniera.

  SINGOLO CAPITOLO PDF   LIBRO COMPLETO PDF   LIBRO COMPLETO EPUB