PAESAGGI VITIVINICOLI DEL PIEMONTE: LANGHE-ROERO E MONFERRATO
PAESAGGIO CULTURALE, SERIALE
Protetti dalla muraglia d’Alpi che segna l’orizzonte nelle giornate
limpide, attraversati da fiumi che ne hanno scolpito le valli e da colline
sapientemente plasmate dall’uomo che le ha popolate di borghi, castelli
e vigneti, i paesaggi vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato sono
da secoli al centro di numerose vicende storiche e letterarie. Dal 2014,
questa porzione di Piemonte compresa tra le province di Cuneo, Asti
e Alessandria è entrata a far parte del Patrimonio UNESCO, proprio in
quanto esemplare risultato dell’azione combinata della cultura e della
natura: un connubio che ne ha sancito l’eccezionale valore universale.
D’altronde, come scrisse Cesare Pavese ne La luna e i falò: “Un paese
vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella
terra, c’è qualcosa di tuo”.
E quel paese, per lo scrittore, era proprio la
terra tra Langhe e Monferrato che gli diede i natali. Un castello e cinque
zone vitivinicole costituiscono i punti cardine di un paesaggio scandito
dalle righe dei filari e dai ritmi lenti della vite. Da questo speciale terroir
– una combinazione di fattori naturali e umani – nascono vini conosciuti
e apprezzati in tutto il mondo come il Barolo e il Barbaresco, prodotti
dal vitigno Nebbiolo, la Barbera di Nizza, il Moscato d’Asti e l’Asti
Spumante.
DA NON PERDERE
“Innumerevoli piccoli paesi collegati, attraverso l’indecifrabile moltiplicazione delle loro colline e delle loro valli, con strane e continue giravolte, così che anche i più vicini sembrano lontani e anche i più lontani sembrano vicini. Innumerevoli piccoli o grandi paesi […] i cui nomi noti e notissimi ricorrono sulle etichette.”
Così il piemontese Mario Soldati descrive il girovagare tra le colline di Langhe e Monferrato in Vino al vino. Il percorso che attraversa il cuore “di questo nord-ovest bardato di stelle” – come canta Paolo Conte in Diavolo Rosso – prevede un saliscendi per colline e cantine collegate dal fil rouge vinoso, che qui definisce caratteri e confini.
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“Le aveva sempre pensate, le colline, come
il naturale teatro del suo amore […] e gli
era invece toccato di farci l’ultima cosa
immaginabile, la guerra.”
Bisogna osservarle bene queste terre ondeggianti, perché,
anche se oggi portano tutti i giorni il vestito elegante
della domenica, non dimenticano la fame e la sofferenza
passate, così magistralmente raccontate dalle penne di
scrittori come Beppe Fenoglio e Nuto Revelli: una sofferenza
portata dalla guerra e dalla fame, dalla mancanza di libertà
combattuta tramite la Resistenza. È un capitolo di storia che
qui si può ancora leggere tra le righe dei filari. Lo ricorda lo
scrittore Nuto Revelli nella sua lectio magistralis, in occasione
del conferimento della laurea honoris causa in Scienze
dell’Educazione all’Università di Torino il 29 ottobre 1999:
“La libertà è un bene immenso, senza libertà non si vive, si
vegeta.
Ma ho potuto scrivere solo perché sono nato qui. Il
fascismo si è fermato alle ultime case, là in fondo. In vigna
non c’era spazio.
Se ti metti a pensare camminando per le
vigne o per i boschi, non sei condizionato più da niente; qui
ho potuto pensare e ho trovato la forza di fare il partigiano e
di poterne dare testimonianza”. Per capire al meglio queste
terre è dunque utile tenere conto della loro storia recente,
come di un tassello fondamentale che ha permesso, tramite il
ricordo e la necessità di riscatto, la conquista della prosperità,
del successo e del riconoscimento UNESCO.
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I siti italiani Patrimonio UNESCO si raccontano attraverso le parole di grandi scrittori che ne hanno celebrato la storia e la bellezza
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“DA RAGAZZINO ANDAVO A SCUOLA A PIEDI, ATTRAVERSANDO LE COLLINE E LE VIGNE. TRA I FILARI C’ERANO SPESSO I CIABOT, MINUSCOLI RIPARI ATTREZZATI DOVE I VIGNAIOLI E I CONTADINI SI RIFUGIAVANO NEL CASO LA SERA LI SORPRENDESSE UNA TEMPESTA O SE LA MATTINA C’ERA DA STARE IN VIGNA PRIMA DEL SOLE.”
CONSIGLI DI LETTURA
Suggerimenti di lettura per entrare nel cuore dei paesaggi vitivinicoli del Piemonte.
- Feria d’agosto, Cesare Pavese (1946). In una delle tre parti di cui si compone questa raccolta di racconti, Pavese indica la vigna come il luogo in cui “l’uomo adulto contemplandola ritrova il ragazzo”. Nel ricordo delle vigne della sua infanzia, lo scrittore ritrova “vedute di nostalgia e di speranza”.
- La malora, Beppe Fenoglio (1954). Ambientato in una terra poverissima, dolorante e abitata da gente sofferente, come Agostino, il protagonista di questa storia contadina solo apparentemente lontana, è il racconto del drammatico ma recente passato delle Langhe.
- Una questione privata, Beppe Fenoglio (1963). La Resistenza vista con gli occhi del partigiano Milton e del suo amore per Fulvia, che a sua volta ha interesse per Giorgio, un altro partigiano. Una questione privata guida Milton alla ricerca del rivale in amore per le Langhe assediate da una tragedia collettiva: la guerra.
- L’ombra delle colline, Giovanni Arpino (1964). Il protagonista del romanzo, Stefano, intraprende un viaggio nei suoi luoghi d’origine: le campagne delle Langhe. Il ritorno fa però riemergere una serie di vecchi fantasmi, con cui Stefano dovrà fare i conti fino al raggiungimento di una nuova consapevolezza.
- I mè, Davide Lajolo (1977). “Un racconto senza fine tra Langa e Monferrato” è il sottotitolo del volume, in cui Lajolo narra le storie del suo paese e della sua gente contadina. In particolare viene raccontato il microcosmo di Vinchio, piccolo comune tra Asti e Nizza Monferrato.
- Il mondo dei vinti, Nuto Revelli (1977). Questa raccolta di voci inascoltate – quelle contadine nelle Langhe che hanno sofferto la guerra, la povertà, la fatica, la solitudine e l’emigrazione – è il ricordo di un mondo che non c’è più, ma che non bisogna dimenticare.
- Vino al vino, Mario Soldati (1977). Durante il suo terzo viaggio per tutto lo Stivale alla ricerca di vini genuini, il giornalista, regista e scrittore Mario Soldati attraversa le province di Cuneo, Asti e Alessandria, narrando le storie dei vignaioli che negli anni del boom economico resistono all’industrializzazione del vino.
- Di viole e liquirizia, Nico Orengo (2005). Il vino e il naso di un sommelier parigino, arrivato ad Alba per tenere un corso di degustazione, danno il via a un racconto ricco di sapori, profumi e sfumature di un territorio, le Langhe, capace di far emergere una miriade di sensazioni tra modernità e tradizione.
- Ferrovie del Messico, Gian Marco Griffi (2022). Candidato al premio Strega 2023 (proposto dallo storico Alessandro Barbero), è un romanzo epico e d’avventura di ben 800 pagine, difficile da inquadrare: un vero caso letterario. Si sappia, però, che è ambientato per le strade di Asti e le colline del Monferrato.
Per ragazzi:
- La luna e i falò, Cesare Pavese (1950). All’indomani della Liberazione, dopo molti anni trascorsi come emigrante in America, Anguilla torna alla ricerca delle radici in un piccolo paese delle Langhe. L’amico Nuto lo accompagna, in questo viaggio nel tempo e nei luoghi sofferti della sua giovinezza.
- Fiabe italiane, Italo Calvino (1956). Tra le 200 fiabe tramandate dalla tradizione orale, raccolte e tradotte dai vari dialetti, spicca La barba del Conte, un racconto ambientato nel Roero che ha per protagonista la Masca Micilina; le masche sono le streghe di questi territori.
- Il partigiano Johnny, Beppe Fenoglio (1968). Il giovane studente Johnny decide di andare sulle colline delle Langhe a combattere con i partigiani: è così che Fenoglio racconta un capitolo importante della storia d’Italia, quello della Resistenza.
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